i cani di via lincoln

un romanzo criminale

Storia di mafia che fonde noir e ritmi serrati

La SesiaGuido Michelone recensisce il romanzo “I cani di via Lincoln” su La Sesia, il giornale di Vercelli (scarica il pdf):

“Giunto al secondo romanzo, dopo “Il sangue degli altri” il quarantaduenne palermitano Antonio Pagliaro conferma le positive impressioni dell’esordio narrativo.

Con “I cani di via Lincoln” (edizioni Laurana) accentua la genuina vocazione al romanzo sociale in grado di fondere noir e realismo con un ritmo letterario sostenuto, che sembra quasi preludere a una sceneggiatura cinematografica. Il contenuto del libro è complesso, benché di piacevolissima lettura: non è facile da riassumere, essendo un romanzo corale, ossia una vicenda incentrata almeno su quindici personaggi di primaria importanza e altrettanti di significante contorno. Il tutto si svolge nella Palermo dei nostri giorni, senza peraltro alludere a persone reali: in una nota sin dalla prima pagina Pagliaro tiene e precisare che non ci sono riferimenti diretti a figure esistenti, pur tratteggiando in generale un racconto plausibilissimo dal punto di vista delle dinamiche criminali, geosociali, etnoculturali.

Partendo dal titolo, l’autore fa capire subito che la vicenda si svolge alternatamente su due fronti, guerrescamente tra due fuochi, che sono poi quelli denominati nei 22 capitoli, quasi tutto il libro tranne la premessa (un flash-foward) e l’epilogo che si chiama come il libro proprio perché i due ambienti si ricongiungono.

Da un lato dunque esiste “Via Lincoln”, dall’altro “I Cani”: la prima (capitoli dispari) è il luogo di un regolamento di conti all’interno di un ristorante cinese; “I Cani” (capitoli pari) sono un lugubre richiamo malavitoso: animali uccisi e appesi agli alberi in segno di avvertimento sulla pericolosità a sgarrare. In via Lincoln, simbolicamente, agiscono le forze del bene ossia il simpatico tenente dei Carabinieri Nino Cascioferro che, aiutato da svariati collaboratori (dall’amico giornalista alla sostituta procuratrice, dal fido maresciallo al medico della scientifica) avvia e segue le indagini; “I Cani” vedono in azione le forze del male, con un’ottima descrizione dei rituali e dei codici che presiedono a un parastato fraudolento organizzatissimo.

E il libro procede, come un montaggio parallelo di un film gangster, alla scoperta di intrighi e traffici, di connivenze e spietatezze, attraverso uno stile narrativo talvolta freddo e asciutto come si conviene al genere poliziesco all’americana, talaltra recuperando un sottile umorismo non disgiunto dal vernacolo siciliano dei dialoghi, secondo l’ormai ultradecennale insegnamento di Andrea Camilleri. Alla fine, dopo una messinscena coinvolgente che passa da sorpresa in sorpresa, non è arduo constatare come oggigiorno sia soprattutto la fiction a interpretare la realtà, meglio di qualunque altro medium (televisione compresa).”

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