i cani di via lincoln

un romanzo criminale

Archivio per maggio, 2011

Un giallo coinvolgente e ricco di colpi di scena

Recensione de “i cani di via Lincoln” di Maria Guidi sul sito “Libri e Recensioni“:

“Seconda opera di Pagliaro, I cani di via Lincoln ha la forza narrativa che viene fuori, purtroppo, dall’avvicinarsi troppo alla realtà. In un romanzo che mescola mafia siciliana e cinese, con un intreccio credibilissimo e ben curato in ogni dettaglio, l’autore dà vità da un giallo coinvolgente e ricco di colpi di scena.
E’ difficile identificare un protagonista, in quanto tutti i personaggi hanno un ruolo preciso e sono ben caratterizzati, da Lo Coco a Cascioferro, dalla Rubicone a Saro Trionfante o Leone Davì (inquietante!). Persino la figura di Bobby Internescional, la cui presenza non è necessaria ai fini dell’indagine, si rivela però – insieme alle espressioni dialettali e agli spaccati di vita quotidiana – fondamentale per dare concretezza all’insieme.
L’autore cura, infatti, ogni aspetto della narrazione, dedicando molta attenzione sia a dettagli che possono, a prima vista, apparire superflui, che ai dialoghi; ecco quindi che, tra un ordine ufficiale e una battura ironica, tra una frase formale e un commento salace in siciliano, la trama acquista profondità. Protagonista si rivelerà, alla fine, la storia stessa, quell’intreccio di vite, di eventi e di persone che compongono un romanzo fin troppo realistico, anche nell’epilogo. L’unica figura poco più che accennata è quella del Vecchio, colui che sta dietro a tutto. Di lui si parla poco, non viene mai nominato apertamente, si intravede appena… ma non è forse, anche questo aspetto, terribilmente aderente al vero?
Un ottimo romanzo, ben scritto, scorrevole e avvincente. (M.G.)”

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Storia di mafia che fonde noir e ritmi serrati

La SesiaGuido Michelone recensisce il romanzo “I cani di via Lincoln” su La Sesia, il giornale di Vercelli (scarica il pdf):

“Giunto al secondo romanzo, dopo “Il sangue degli altri” il quarantaduenne palermitano Antonio Pagliaro conferma le positive impressioni dell’esordio narrativo.

Con “I cani di via Lincoln” (edizioni Laurana) accentua la genuina vocazione al romanzo sociale in grado di fondere noir e realismo con un ritmo letterario sostenuto, che sembra quasi preludere a una sceneggiatura cinematografica. Il contenuto del libro è complesso, benché di piacevolissima lettura: non è facile da riassumere, essendo un romanzo corale, ossia una vicenda incentrata almeno su quindici personaggi di primaria importanza e altrettanti di significante contorno. Il tutto si svolge nella Palermo dei nostri giorni, senza peraltro alludere a persone reali: in una nota sin dalla prima pagina Pagliaro tiene e precisare che non ci sono riferimenti diretti a figure esistenti, pur tratteggiando in generale un racconto plausibilissimo dal punto di vista delle dinamiche criminali, geosociali, etnoculturali.

Partendo dal titolo, l’autore fa capire subito che la vicenda si svolge alternatamente su due fronti, guerrescamente tra due fuochi, che sono poi quelli denominati nei 22 capitoli, quasi tutto il libro tranne la premessa (un flash-foward) e l’epilogo che si chiama come il libro proprio perché i due ambienti si ricongiungono.

Da un lato dunque esiste “Via Lincoln”, dall’altro “I Cani”: la prima (capitoli dispari) è il luogo di un regolamento di conti all’interno di un ristorante cinese; “I Cani” (capitoli pari) sono un lugubre richiamo malavitoso: animali uccisi e appesi agli alberi in segno di avvertimento sulla pericolosità a sgarrare. In via Lincoln, simbolicamente, agiscono le forze del bene ossia il simpatico tenente dei Carabinieri Nino Cascioferro che, aiutato da svariati collaboratori (dall’amico giornalista alla sostituta procuratrice, dal fido maresciallo al medico della scientifica) avvia e segue le indagini; “I Cani” vedono in azione le forze del male, con un’ottima descrizione dei rituali e dei codici che presiedono a un parastato fraudolento organizzatissimo.

E il libro procede, come un montaggio parallelo di un film gangster, alla scoperta di intrighi e traffici, di connivenze e spietatezze, attraverso uno stile narrativo talvolta freddo e asciutto come si conviene al genere poliziesco all’americana, talaltra recuperando un sottile umorismo non disgiunto dal vernacolo siciliano dei dialoghi, secondo l’ormai ultradecennale insegnamento di Andrea Camilleri. Alla fine, dopo una messinscena coinvolgente che passa da sorpresa in sorpresa, non è arduo constatare come oggigiorno sia soprattutto la fiction a interpretare la realtà, meglio di qualunque altro medium (televisione compresa).”

Il lato peggiore dell’anima nera di ogni paese: che sia Cina, Italia o resto del mondo

Carla Casazza parla dei “cani di via Lincoln” su Scrivere è vivere:

“A Palermo niente è bianco o nero, non c’è netta demarcazione tra “buoni” e “cattivi” e a volte per le forze dell’ordine è davvero difficile fare giustizia. Lo sa bene il tenente Cascioferro che si trova tra le mani un’idagine spinosissima: nel ristorante Grande Pechino viene compiuta una strage a colpi di kalashnikov, i morti sono otto, di cui sei cinesi, un giornalista, un altro uomo che è stato reso irriconoscibile. La moglie del giornalista è in fin di vita. E’ stato Trionfante, boss della zona, a ordinare la strage? Perchè? Se così non è il boss al più presto reagirà. Nell’attesa di nuovi sviluppi Cascioferro scopre intrecci tra mafia siciliana e cinese, traffici macabri, delicati equilibri che rischiano di rompersi. Ma anche collusioni difficili da sconfiggere persino se si ha una coraggiosa PM come alleata nella lotta. Perchè anche i più coraggiosi non hanno armi per difendere sè stessi e i propri cari. E non è vero che la giustizia trionfa sempre.
Antonio Pagliaro racconta nel suo stile scabro, crudo e senza censure, in modo efficace e coinvolgente, una vicenda che è anche il ritratto di una certa Sicilia, il lato peggiore della Sicilia. Il lato peggiore dell’anima nera di ogni paese: che sia Cina, Italia o resto del mondo”.

Un noir terrificante e sofisticato

PUBSu PUB Per Ubriachi Bibliofili, sito degli studenti dell’Università di Tor Vergata, Laura Frustaci parla del romanzo “I cani di via Lincoln”.

“Uno spaccato della Palermo dei giorni nostri, dove mafie nuove e vecchie si intrecciano. Un noir/thriller da leggere tutto d’un fiato grazie al ritmo serratissimo con cui l’autore ci conduce dentro il mondo della mafia siciliana e cinese. In via Lincoln ad avere il controllo è la famiglia Trionfante, con i fratelli Saro e Innocenzo, detti “i cani”. I negozi versano a loro il pizzo, se c’è da compiere un omicidio il permesso va chiesto a loro, se qualcuno sgarra sono loro a punire. Ma i due cani trovati impiccati alle lanterne del ristorante Grande Pechino sono un chiaro avvertimento. Il giorno dopo, nel ristorante, avviene la strage. Otto morti crivellati da colpi di kalashnikov: sei cinesi, un uomo con il volto reso irriconoscibile dai colpi d’arma da fuoco e il giornalista italiano Sortino. Protagonista delle indagini è il tenente Cascioferro, un uomo che non sempre domina le emozioni, che maledice il suo mestiere, la sua città e soprattutto la giustizia, che poi così giusta non è. Vorrebbe acciuffare i colpevoli con le sue mani, ma sa che non può farlo; la corruzione coinvolge tutti, buoni e cattivi, e la scoperta dei colpevoli non porta con sé la possibilità di punirli.

L’autore crea un romanzo corale, spostando di volta in volta il punto di vista narrativo dal tenente Cascioferro agli altri protagonisti della vicenda. La sua scrittura graffiante, anche grazie all’uso del dialetto, si adegua a tutte le situazioni, alternando toni e registri, avvalendosi di un linguaggio crudo nelle descrizioni, scarno e diretto. Un noir terrificante, sofisticato, che fa luce su come la mafia cinese si sia ben radicata e addirittura intrecciata con quella siciliana. Merita veramente l’attenzione dei lettori”.

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