i cani di via lincoln

un romanzo criminale

Dedicato a chi pensa che il noir sia morto

Su “L’angolo nero“, uno dei blog più seguiti dagli appassionati di noir, Alessandra Buccheri recensisce “I cani di via Lincoln”.

“In queste giornate palermitane ho letto (non del tutto casualmente) i cani di via lincoln (scritto proprio così, senza maiuscole), secondo romanzo di Antonio Pagliaro. Il manoscritto ha avuto una gestazione piuttosto lunga – della quale mi piacerebbe parlasse l’autore – per approdare infine a una nuova casa editrice, Laurana. Il risultato finale è decisamente buono: trattasi infatti di un noir realistico ambientato a Palermo, terra di mafia e di paradossi.
Siamo nella primavera inoltrata del 2007 e in un ristorante cinese viene sterminata un’intera famiglia di “gialli”, più un giornalista siciliano e sua moglie. Le indagini ufficiali procedono molto lentamente per via di qualche intoppo burocratico e di un procuratore, Elisa Rubicone, donna, giovane e per di più “forestiera” (uno dei personaggi più interessanti del romanzo); le indagini parallele del giornalista Corrado Lo Coco sono parzialmente più interessanti, ma il tutto si blocca davanti al muro insormontabile della differenza linguistica e culturale. La comunità cinese, le cui dinamiche sono solo parzialmente note, alza un muro di omertà degno della miglior mafia; dal canto loro sono proprio le famiglie mafiose che contestano il polverone sollevato dalla strage (“Non c’è stato tanto ragionamento e non c’è stata tanta educazione”): l’offesa va risarcita, l’ordine va ripristinato e su tutto deve calare presto il velo dell’oblio, affinché gli affari sotterranei possano riprendere il loro corso normale.
Al tenente Cascioferro, che si dibatte tra visioni di femmine conturbanti e la stanca quotidianità con la moglie Giovanna e il criceto Cossiga, l’onere di portare a termine un caso in cui “nessuno è innocente”.

Pagliaro ha mantenuto la vena ironica e insieme la critica sociale già presenti in Il sangue degli altri ed è rimasto solidamente sulla strada del noir “senza speranza”. Corrado Lo Coco, protagonista del primo romanzo, perde di centralità a favore della squadra investigativa di Cascioferro mentre dal lato dei cattivi assumono maggiore rilievo le dinamiche mafiose (le riunioni, gli intrecci con la politica, la massoneria e le altre associazioni criminali, le motivazioni a delinquere). Lo spunto iniziale – un dato reale, come spiegato alla fine del romanzo – è valido e non troppo sfruttato e Pagliaro è bravo a sviscerarne le implicazioni, così come è bravo nel non “affezionarsi” ai suoi personaggi al punto da sacrificarne – inaspettatamente – più d’uno.

In queste giornate di festa consiglio di ritagliarvi il tempo per leggere i cani di via lincoln: ha una “voce” particolare e interessante, ritmo veloce e “verve”.
Dedicato in particolare a chi pensa che il noir sia morto e a chi trova che il noir italiano sia un po’ fiacco, perché possano cambiare idea”.

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