i cani di via lincoln

un romanzo criminale

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Mentre “I cani di via Lincoln” entra nella classifica dei libri più venduti (scarica il pdf della pagina) di Repubblica Palermo – al quinto posto – del libro parlano Adriana Falsone su Balarm (scarica il pdf) e Cristina Di Bonaventura su Corpi Freddi – blog di letteratura noir.

Adriana Falsone: “Otto persone vengono massacrate a colpi di Kalashnikov in un ristorante cinese di via Lincoln, una donna è in fin di vita. A indagare sulla strage saranno il tenente Cascioferro, il giornalista Lo Coco e il sostituto procuratore Rubicone. Mafia, massoneria e politica in “I cani di via Lincoln” di Antonio Pagliaro un intreccio di azione tutta siciliana. Com’è possibile che non si celebrano mai funerali cinesi? Dietro la strage c’è molto di più di una semplice vendetta. C’è un gioco di interessi che non risparmia nessuno, soprattutto la politica del malaffare che si appropria di tutto e di tutti. Traffico d’organi, giustizia sommaria e sanità corrotta e distorta. Fatti veri, o quantomeno assolutamente verosimili”.

Cristina Di Bonaventura:”Signori miei, intanto vi ringrazio con cuore di essere venuti e sono contento di trovarvi a tutti in buona salute, come lo stesso grazie a Dio posso dire di me. Ricordiamoci sempre che Cosa nostra discende direttamente dall’apostolo Pietro e cerchiamo sempre di essere degni di lui. In ogni famiglia che si rispetti deve regnare sempre l’armonia e armonia significa pure che possiamo riunire in buona salute. Io amo la Famiglia e amo Cosa nostra e la voglio vedere sempre unita. Purtroppo però stanno succedendo cose tinte che con l’aiuto di Dio non devono succedere.

Via Lincoln è della Famiglia Trionfante, i fratelli Saro e Innocenzo Trionfante, rispetttivamente capomandamento e sottocapo di Corso dei Mille. I negozi versano il pizzo a saro Trinfante e a lui tocca proteggerli. Se c’è da compiere un omicidio in via Lincoln è a Saro Trionfante che va chiesto il permesso. Se qualcuno sgarra in via Lincoln, è Saro Trionfante a doverlo punire, i cani li chiamano. E due cani impiccati alle lanterne del ristorante Gran Pechino sono un chiaro avvertimento. Il giorno dopo, la strage. Otto morti e mezzo crivellati di colpi, sei cinesi, un uomo con la faccia spappolata quindi irriconoscibile, un giornalista italiano, Sortino, e sua moglie l’unica sopravvissuta ma messa parecchio male. Mafia italiana e mafia cinese. Il tenente dei Carabinieri Nino Cascioferro sa come funzionano le cose a Palermo, sa che una strage di questo stampo deve per forza essere stata ordinata da Saro Trionfante, ma perchè, e contro chi. Forse il giornalista stava indagando troppo a fondo negli affari della mafia? Forse l’obiettivo erano proprio i cinesi? O forse ipotesi remota e assurda i Trionfante non c’entrano niente? Si trova a collaborare con la sostituta procuratrice Elisa Rubicone ma lei è toscana, cosa ne vuole sapere di come funziona in Sicilia, fino a fin dove ci si può spingere con le indagini senza finire ammazzati in un strage. Lei non sa che ci sono equilibri che non si posso rompere. La scoperta di decine di cadaveri e pollici congelati nello scantinato del ristorante complica ulteriormente le cose e il rischio è quello di doversi muovere su un terreno minato. In tutti i sensi.

Con un ritmo serratissimo Antonio Pagliaro ci addentra nel mondo della mafia e in quello dei cinesi. Scritto bene, con un linguaggio così scarno e diretto, senza parole di troppo, che a tratti sembra di leggere il verbale di un inchiesta che riporta i fatti in maniera sintetica. I capitoli, oltre alla normale numerazione, hanno il titolo “i cani” e “via Lincoln” a seconda se il punto di vista narrativo è quello delle Famiglie o di Cascioferro e delle indagini. Molti sono i personaggi che si muovono in questa storia (all’inizio c’è un elenco dei personaggi principali) e tutti, anche quelli marginali, hanno carattere e grinta. Massoneria, politici collusi “La sconfitta della mafia è vicina. La dobbiamo alle nuove generazioni perchè sono i giovani, questo straordinari giovani che incontro ogni giorno, la nostra speranza e verso di loro abbiamo un debito di un futuro di speranza e di fiducia, un debito che come presidente sento particolarmente mio. E qui ribadisco, da cattolico, che il nostro impegno contro la criminalità deve andare oltre, perchè da cattolici non possiamo accettare la cultura di morte della mafia” e colpi di scena a ripetizione che mi hanno fatto rimanere con il fiato sospeso e uno in particolare, il respiro me lo ha proprio tolto. Tutto in 273 pagine da cui è veramente difficile riuscire a staccarsi e che vi consiglio assolutamente di leggere”.

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