i cani di via lincoln

un romanzo criminale

Lanterne rosse e kalashnikov e cani appesi ad una fune

Veronica Tomassini recensisce il romanzo su “La Sicilia”:

E’ il tenente Cascioferro dall’altra parte del cavo. Dice: “Guarda che abbiamo da fare, non è che siamo a Bolzano”. No, siamo a Palermo. Palermo, insanguinata da strane collusioni, massoni e mafia, lanterne rosse e kalashnikov e cani appesi ad una fune, nella via Lincoln. Cascioferro è un personaggio chiave, sono molti i personaggi, dettagliati (mai didascalici), drammaticamente precisi; snodi e ruoli, tant’è, impalcatura perfetta e stomaco da forti per il thriller-noir di Antonio Pagliaro, “I cani di via Lincoln”, quarto titolo della casa editrice milanese Laurana, nelle librerie dal 12 novembre. La scena con cui si apre il romanzo (che per l’autore arriva dopo un importante esordio, “Il sangue degli altri”, thriller edito da Sironi, ndr) inchioda il lettore, lo fa da subito, cruenta e verosimile, non risparmia il lettore, non deve. Eccola la trama, così come recita in pandetta: “ All’interno del ristorante Grande Pechino, due carabinieri scoprono un massacro, otto persone ammazzate e una donna in fin di vita. L’ultimo ha viso e mani spappolati e nessuno sa riconoscerlo. La superstite è in coma. Forse potrà raccontare, ma non ora”. Sappiamo che non darà tregua, ritmo fitto e respiro corto, quello del lettore, perché l’autore invece, Pagliaro, ha il respiro lungo dei narratori di razza.“I cani di via Lincoln” va parecchio oltre un testo di genere. La trama psicologica non è da meno rispetto ad altri diktat, il piano narrativo non ha un cedimento, ritmo dicevamo, coerenza, non una sbavatura. La prima scena è un incipit che detona, una donna torturata – si scoprirà in breve che era una madre – sangue raggrumato ovunque, tre ragazzini cadaveri sul pavimento, i figli probabilmente. E’ un olocausto, è solo un breve preludio (o forse una postfazione degli eventi che saranno), ma è già tutta lì la potenza di questo thriller, che rispetta ogni piano, la griglia di un giallo, l’intensità e la velocità del thriller, i passaggi del noir. Antonio Pagliaro, fisico nella vita, palermitano, si conferma con questo secondo romanzo una delle voci più interessanti della narrativa di genere. Sul romanzo, ancora: non aspettiamoci un finale consolatorio, questa è una storia nera, l’efferatezza, l’omicidio, non scatenano e non decidono il countdown di indizi in scala per una giustizia definitiva. Affatto. E’ un thriller terrificante, sofisticato, ogni tassello preciso, inserito nel suo ordine criminale, “I cani di via Lincoln” merita l’attenzione dei lettori, al di là della fetta dedita al genere. E anche l’autore merita tutta l’attenzione, questo scienziato appassionato di Manchette (“Maestro del noir, ha reso perfetto lo stile scarno, pochi aggettivi, pochi avverbi”) e Saramago (“che non taglia le frasi, semmai le aggiunge, ma è Saramago”). Pagliaro racconta una storia terribile, racconta il nostro mondo, la nostra società che ha fallito, e nulla riscatterà la nobile causa della giustizia.

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1 commento»

[…] la recensione di Veronica Tomassini sul quotidiano “La Sicilia” a questo link. […]


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